Boleophthalmus pectinirostris. Qi'ao Island, Cina meridionale;
vista laterale (sopra); vista dorsale (al centro); vista ventrale (sotto);
la barra è lunga 10 mm - esemplare fissato in formalina al 5% e conservato in etanolo al 95%
(foto: G. Polgar, 2007)
Etimologia:
'Boleophthalmus' viene dall'espressione metaforica greca 'bolê ophthalmôn' (rapida occhiata), che si riferisce ai rapidi movimenti oculari,
oppure al 'blinking'
'pectinirostris' è una forma composta latina, da 'pecten' (pettine, rastrello) e 'rostrum' (becco, muso), che probabilmente si riferisce ai denti incisi della mandibola
Lunghezza massima registrata:
155 mm SL (Murdy, 1989)
Colorazione in vivo (Murdy, 1989,
varie fonti):
colorazione di fondo grigio verdastra; testa con numerosi piccoli punti celesti, mentre sul tronco vi sono pochi e grandi punti sparsi dello stesso colore;
1-6 chiazze scure dorsali sono talora visibili sui fianchi, ben al di sopra della linea mediana laterale (per es., vedi fotoK); D1 grigio verdastra con numerosi piccoli punti celesti; punti più grandi dello stesso colore possono essere presenti alla base
della pinna; D2 grigio verdastra con colonne di 5-8 punti celesti fra i raggi; le chiazze scure sui fianchi possono estendersi sulla sua porzione prossimale;
pinna caudale grigio verdastra con numerosi punti celesti; pinna anale con pigmentazione arancione nella porzione prossimale, distalmente trasparente; base
muscolare delle pinne pettorali con numerosi punti celesti; pinne pettorali grigiastre; pinne pelviche grigiastre
Colorazione in liquido conservante (Murdy, 1989; oss. pers.):
colorazione di fondo da biancastra a marrone scuro; pinne dorsali e caudale bluastre; tutte le altre pinne marrone chiaro; i punti si conservano di solito solo
sulle pinne; in alcuni esemplari, 1-4 bande scure diagonali sono visibili sul dorso sulla parte posteriore del corpo; in alcuni esemplari si osservano grandi
chiazze scure sulla testa
Diagnosi (Murdy, 1989):
elementi totali di D2 23-26; conta longitudinale delle scaglie 84-123; scaglie predorsali 26-48; lunghezza della pinna caudale 18.3-22.2%SL;
lunghezza della testa 24.3-28.0%SL; lunghezza della base di D2 41.5-46.1%SL;
primi elementi di D2 di norma segmentati e ramificati; denti della mandibola incisi
(bifidi).
Dimorfismo sessuale specie-specifico: spine di D1 più allungate nelle femmine.
Il genere è caratterizzato dall'epidermide della testa, della nuca e del dorso particolarmente ispessita e ricoperta di papille dermiche, e da una cartilagine rettangolare che ricopre il cinto pelvico (vedi disegno)
Dieta:
si ciba sul fondo ed è erbivoro, nutrendosi di associazioni di microalghe (Yang,
1996; Yang et al., 2003). Anche la flora batterica
dell'intestino di questi pesci è stata oggetto di studio (Morii &
Kasama, 1989; 1990).
Tutte le specie di questo genere mostrano comportamenti alimentari pressochè identici ed è probabile che anche la loro dieta sia assai
simile
Note ecologiche:
localmente molto abbondante su piane tidali fangose aperte.
Durante l'inverno, i pesci che vivono nel Giappone meridionale vanno in ibernazione sul fondo delle loro profonde tane
a sinistra: tipico habitat di B. pectinirostris: si possono vedere le aperture delle tane (Giappone,
prefettura di Saga, Mare di Ariake)
a destra: calco in resina di una tana di un adulto: si noti la forma ad "Y" corrispondente alle due aperture; l'intero cunicolo
è profondo circa 1.5 m
Distribuzione:
Taiwan, China e Giappone meridionale;
località tipo: Canton, China (Murdy, 1989).
La sua presenza è dubbia nell'Asia sudorientale e in Indonesia. E' possibile che nel Mar della Cina meridionale si trovi in simpatria
con le congeneriche B. dussumieri e B. boddarti
a sinistra: un esempio di "architettura-saltafango"
a destra: decorazione lignea ispirata al "mutsugorô"
(foto: modificate da Hiro Masa Matsumoto: prefettura di Saga, Giappone, 1999)
Note:
questa specie è largamente pescata ed allevata in Giappone, Taiwan e Cina meridionale, dove è consideata una delicatezza culinaria
(Clayton, 1993). In Giappone questo pesce è molto popolare,
e viene catturato con un metodo tradizionale chiamato
mutsukake,
tramandato da padre in figlio. Gli attrezzi più importanti sono una canna molto lunga, un amo a forma di arpione
ed una sorta di slitta da fango chiamata oshi-ita. Un'altra tecnica consiste nell'uso di trappole che imitano il cunicolo del pesce,
ricavate dal bambù, e che vengono conficcate nel fango
a sinistra: amo (foto di Hiro Masa Matsumoto, 1999)
nel centro: trappole tradizionali giapponesi (foto di Hiro Masa
Matsumoto, 1999)
sopra, a sinistra: da fishbase;
sopra, al centro: Gobius pectinirostris Linnaeus 1758, il primo disegno scientifico di un saltafango
(Linnaeus, 1759: dettaglio della fig. 3, p. 260)
Göttinger Digitalisierungs - Zentrum, Goettingen State and University Library*; visitato: 08/2007); sopra, a destra: pori cefalici sensoriali e nasali di Boleophthalmus
spp.: an= narice anteriore; ao= poro del canale oculoscapulare anteriore; pn= narice posteriore
(modificato da
Murdy, 1989)*; sotto, a sinistra: un esemplare coreano, da
Kim, 1997 (fishbase);
sotto, a destra: vista ventrale del cinto pelvico di B. boddarti (gli elementi della pinna pelvica sono stati rimossi dal lato sinistro:
PIC= cartilagine pelvica intercleitrale;
Plv= pelvi; RC= cartilagine rettangolare; Plsp= spina della pinna pelvica (modificato da Murdy, 1989)* - * con il permesso dell'autore
Dove non indicato altrimenti, i testi e le immagini su questa pagina
possono essere usati nei termini di una Licenza Creative Commons.